Rebus reflusso, i segreti per individuarlo

La chiave per la prevenzione del reflusso gastroesofageo sta nella dieta corretta 

Il reflusso è una delle patologie più frequenti dell’apparato digerente, che si caratterizza per la comparsa di bruciore, acidità, dolore che dalla “bocca dello stomaco” risalgono verso il petto. Altro sintomo indicativo è la risalita del cibo in esofago (rigurgito alimentare) dopo i pasti, per piccoli sforzi fisici o anche spontaneamente.

Tale sintomatologia si attenua temporaneamente con il cibo, meglio con un comune antiacido, ma quando gli episodi si ripetono più volte al giorno o ci svegliano durante il sonno, bisogna consultare il medico per un’adeguata terapia o, se necessario, procedere a un approfondimento diagnostico.

In assenza dei sintomi caratteristici appena descritti, la presenza di “tossetta”, senso di nodo in gola, eruttazioni, saliva acida o amara, senso di bruciore solo in gola, non vanno interpretati come espressione di una malattia da reflusso.

Invece è possibile che, in presenza di sintomi caratteristici da reflusso, l’acido che risale dallo stomaco in esofago vada a ledere l’ipofaringe e la laringe provocando tosse stizzosa diurna e notturna e/o senso di nodo in gola e addirittura difficile passaggio dei cibi solidi attraverso l’esofago.


Quali sono i sintomi?

I sintomi tipici sono: bruciore dietro lo sterno che si irradia posteriormente fra le scapole o al collo fino alle orecchie e il rigurgito acido (ovvero percezione di liquido amaro o acido in bocca).

I sintomi “atipici” invece sono: sensazione di nodo alla gola con difficoltà alla deglutizione, difficoltà digestive, nausea, laringite cronica, tosse, raucedine, abbassamento della voce, singhiozzo, asma, dolore toracico (simile a quello di natura cardiaca), otite media, insonnia. 


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Quali sono gli sviluppi?

La MRGE (malattia da reflusso gastroesofageo) nella maggior parte dei casi è una malattia benigna, ma nel lungo periodo le lesioni erosive non trattate possono andare incontro a una riparazione anomala della mucosa (esofago di Barrett) che può avere un’evoluzione tumorale: questo è il motivo per il quale dopo anni di disturbi sottovalutati è indicata una corretta diagnosi endoscopica e istologica.

Va ricordato che l’endoscopia permette anche trattamenti radicali quando la trasformazione in senso tumorale è ancora limitata agli strati superficiali della mucosa esofagea. Tuttavia, deve essere sottolineato che oltre il 50% delle persone che lamentano sintomi da reflusso non hanno alcuna lesione visibile all’esame endoscopico, e non hanno alcuna tendenza evolutiva sfavorevole.

Altro mito assai duro da sfatare è che durante una visita otorinolaringoiatrica si scorgano dei segni laringoscopici diagnostici per MRGE: sono immagini soggettive, che possono dipendere da una rinite cronica, dal vizio del fumo, dall’asma, da farmaci ipotensivi (ACE inibitori), da banali fatti infettivi o irritativi dovuti alla necessità di dover parlare a lungo o ad alta voce, o ad altre patologie delle prime vie aero-digestive.


Cosa posso fare per prevenire il reflusso?

È necessaria la valutazione del medico, ma prima di consultarlo è bene fare anche un esame di coscienza: eliminare le sigarette, minimizzare il consumo di caffè, evitare pasti abbondanti e bevute di birra, ridurre il peso in eccesso e il giro vita. È utile modificare il proprio stile di vita adottando una dieta leggera con alcuni accorgimenti: alcuni cibi possono favorire gli episodi di reflusso perché allungano i tempi di svuotamento dello stomaco o sono irritanti; spesso i pazienti pensano che mangiare carboidrati allevi i sintomi, ma alla fine aumentano solo di peso.

Riassumendo ecco i consigli per prevenire e contrastare questo fastidioso disturbo: 

  • evitare pasti troppo abbondanti e non andare a letto subito dopo aver mangiato;
  • fare attenzione alle calorie per non aumentare di peso;
  • mangiare lentamente, masticando bene il cibo;
  • evitare alimenti grassi (come fritture, soffritti, formaggi stagionati ecc.), cioccolato, caffè, bibite gassate, spezie e cibi e acidi (come pomodori e agrumi);
  • eliminare fumo e alcolici;
  • non masticare il chewin gum, perché fa ingerire molta aria;
  • cercare di evitare lo stress, che aumenta la produzione di acido e contrae le pareti muscolari dello stomaco;
  • correggere la postura, poiché scoliosi e cifosi, limitando il movimento del diaframma, aggravano il reflusso gastrico;
  • imparare a respirare bene attraverso tecniche di rilassamento.

Tutte queste azioni sono già un’ottima terapia.


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Quali sono le cure?

La valutazione endoscopica dell’esofago deve essere condotta da specialisti, nel modo più fisiologico possibile, preferibilmente in sedazione cosciente, per una corretta diagnosi.

I farmaci di cui disponiamo sono efficaci e sicuri, ma dobbiamo ricordare che vanno assunti con regolarità e nella dose minima necessaria per togliere i sintomi tipici della MRGE.

A tal proposito, è dimostrato che gli Inibitori di Pompa Protonica (IPP) devono essere assunti prima dei pasti e in fase iniziale meglio se in due somministrazioni giornaliere per guarire le lesioni, poi la dose si può ridurre.

L’aggiunta di normali antiacidi non è necessaria e l’associare procinetici è da sconsigliare per lo scarso vantaggio che apportano rispetto agli effetti collaterali, specie nelle donne e nelle persone anziane.

In casi selezionati, l’alternativa chirurgica va seriamente considerata visti gli ottimi risultati che garantisce: la plastica anti reflusso in videolaparoscopia è una tecnica ormai largamente consolidata. Non sono invece certo che le ultime procedure di plastica anti reflusso siano egualmente consolidate.


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